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Fibre sostenibili: Perché preferirle?

La risposta sembrerebbe ovvia: le fibre sostenibili favoriscono il benessere del pianeta e dei suoi abitanti. Tuttavia una risposta così semplicistica minimizza l’importanza del loro utilizzo.

Conoscere nello specifico i benefici e le differenze tra fibre convenzionali e fibre sostenibili innesta nei consumatori e nelle aziende un profondo interesse di ricerca e utilizzo di queste stesse fibre, rendendoci più consapevoli nell’affrontare la nostra scelta sostenibile.

 

Quali sono le FIBRE NATURALI più utilizzate?

 

COTONE BIOLOGICO

È la seconda fibra più usata nell’industria tessile dopo il poliestere e per questo rappresenta anche la seconda sfida più importante per ridurre il nostro impatto ambientale. Rispetto al cotone convenzionale, la coltivazione del cotone biologico non ammette l’utilizzo di semi geneticamente modificati e richiede una minore quantità di acqua per l’irrigazione, grazie alla capacità di ritenzione idrica del suolo. È quindi una tipologia di coltivazione che aumenta la biodiversità nelle aziende agricole ed evita l’impoverimento del suolo. Promuove inoltre l’indipendenza degli agricoltori dalle aziende produttrici di semi geneticamente modificati, favorendo un aumento del reddito derivante dal prezzo maggiorato per la fibre biologiche. Infine, in quanto coltura naturale,  se biologico e non trattato il cotone è una fibra completamente biodegradabile.

 

LINO BIOLOGICO

Utilizzando circa 6,4 litri di acqua per produrre una camicia di lino contro i 2.700 litri per una camicia di cotone non biologico, il lino è un’opzione più sostenibile del cotone anche quando non è biologico. Richiede solo acqua piovana e un po’ di umidità per crescere. È una delle fibre più durevoli e resistenti, consentendo ai consumatori di acquistare capi con meno frequenza. Il lino biologico non consente inoltre l’uso di prodotti chimici e pesticidi e questo rende il prodotto finale completamente biodegradabile. Sfortunatamente, però, a livello globale il lino coltivato biologicamente  costituisce meno dell’1% del lino totale coltivato.

 

LANA

Per produrre 100 maglioni di lana vengono utilizzati il 18% di energia in meno rispetto al poliestere, quasi il 70% di acqua in meno rispetto al cotone e non si contribuisce all’inquinamento da microplastiche negli oceani e nel terreno poiché completamente biodegradabile. Nella fase di allevamento gli agricoltori possono implementare pratiche agricole rigenerative per sostenere l’ecosistema, al fine di evitare il pascolo eccessivo e l’erosione del suolo. È fondamentale comprare lana ottenuta senza la procedura del mulesing (asportazione chirurgica di una parte di pelle della zona perianale), poiché le problematiche derivanti dalla miasi (parassitosi provocata da larve di ditteri in tessuti viventi dei mammiferi) possono essere evitate con altri metodi, quali la rimozione regolare della lana, l’allevamento di pecore senza “rughe” e la corretta gestione degli insetticidi.
Gli abiti in lana si conservano più a lungo e quindi mantengono un alto valore anche se venduti di seconda mano. La lana non necessita poi di lavaggi frequenti come altre fibre ed eventuali segni di usura possono essere rammendati con facilità, perpetuandone l’utilizzo.
La lana, 100% naturale e rinnovabile, conquista così il podio come fibra per abbigliamento più riutilizzata e riciclata al mondo.

 

Scegliamo quindi fibre sostenibili per i nostri capi di abbigliamento e contribuiremo al benessere del nostro pianeta.

 

Fonti: SupplyCompass; Sustainable Jungle